IPCC: Italia a rischio desertificazione.

Ieri 8 Agosto 2019, in un periodico report sul cambiamento climatico l’IPCC ha dichiarato come l’aumento delle emissioni di gas serra implicherà nuovi e intensi fenomeni estremi. Secondo gli studi della Università di Washington abbiamo solo il 5% di possibilità per evitare l’innalzamento delle temperature sopra la soglia critica di 2C°

Ginevra, 8 Agosto 2019, l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’ente intergovernativo delle Nazioni Unite che si occupa di studiare il riscaldamento globale ha pubblicato un report speciale riguardante l’erosione del suolo e le emissioni di gas serra. Dai dati rilasciati dall’ente emerge un evidente segnale di emergenza: il riscaldamento globale ha aumentato i fenomeni estremi quali piogge torrenziali ed esondazioni che contribuiscono a peggiorare il rendimento dei terreni agricoli i quali sono fondamentali per soddisfare il fabbisogno mondiale.

Il circolo oramai vizioso in cui si è entrati è il seguente: l’emissione di gas serra alza le temperature del pianeta, l’innalzamento delle temperature provoca uno stravolgimento del clima con aumento dei fenomeni estremi, l’aumento dei fenomeni estremi danneggia le culture ed erode il suolo più di quanto non lo si faccia con le normali lavorazioni, riducendo la produzione, incrementando la desertificazione e il fabbisogno di nuovi terreni coltivabili e quindi, ulteriori emissioni di gas serra. Tutto ciò si riassume in una riduzione della capacità degli ecosistemi di riassorbire le sovra-concentrazioni di Carbonio in atmosfera (principalmente Anidride Carbonica e Metano) mediante i naturali processi di mineralizzazione.

Di contro sono tante le coltivazioni che permetterebbero un’agricoltura sostenibile, da qui l’esigenza di cambiare le proprie abitudini alimentari verso un maggiore consumo di alimenti a base vegetale quali cereali a grana grossa,  legumi, frutta e verdura rigorosamente di stagione.

Kiyoto Tanabe, co-presidente del National Greenhouse Gas Inventory, si è così espresso nella pubblicazione:

Le scelte che facciamo circa la gestione sostenibile dei terreni coltivati può aiutare a ridurre e in alcuni casi anche invertire questi processi

Foto di Kiyoto Tanabe

Anche l’Italia comincia ad entrare nello specchio della desertificazione e come tale gli abitanti delle zone ad alto rischio sono quelli che più sperimentano gli effetti delle precipitazioni estreme quali frane, smottamenti, alluvioni ed esondazioni delle quali il nostro Paese è sempre più protagonista col passare degli anni.

Il report spiega inoltre come l’utilizzo sostenibile dei terreni, le azioni coordinate dei governi mondiali circa la gestione dei terreni già coltivati, la riduzione degli sprechi alimentari, la prevenzione di sovra-deforestazione e la lotta agli incendi possano ridurre la fame nel mondo oltre a contenere l’innalzamento delle Temperature al di sotto della soglia critica (2C°).  Infatti, i terreni attualmente coltivati sarebbero già bastevoli al fabbisogno agroalimentare del pianeta e la biomassa prodotta potrebbe essere già convertita in energia rinnovabile.

Jim-Skea, membro dell’IPCC, ha svolto altre dichiarazioni in merito:

Lo sfruttamento del terreno gioca un ruolo fondamentale nel sistema climatico. Infatti l’agricoltura, la deforestazione e altri tipi di uso del terreno sono  responsabili per il 23% dell’immissione di gas climalteranti in atmosfera

L’obiettivo dell’ente e del report pubblicato stamattina è ancora una volta quello di raggiungere la classe governativa della società e sensibilizzare la popolazione mondiale ai cambiamenti climatici. Secondo alcuni studi dell’Università di Washington risalenti al 2017 la possibilità per l’umanità di contenere le temperature al di sotto degli 1.5C°, l’obiettivo auspicato dalla conferenza sul clima di Parigi nel 2015, sarebbe inferiore al 5%. Al momento purtroppo non esiste un pianeta B, bisogna agire in fretta.

Articolo di Alberto Vagnoni.


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