Russia: nessuna protezione dalla violenza domestica.

Il rapporto “Women, Business and the Law” della Banca Mondiale ha mostrato come la Russia abbia delle serie mancanze nel suo sistema giudiziario per tutelare le donne dalla violenza domestica.

Secondo il rapporto “Women, Business and the Law” della Banca mondiale per il 2018, la Russia è uno dei paesi più esposti alle violenze private: il paese ha segnato zero punti riguardo la legislazione sui diritti delle donne, questo in quanto mancano delle leggi adatte a sanzionare la violenza domestica, le molestie sul posto di lavoro e non vi è alcun articolo nel codice penale a riguardo della violenza sessuale sul posto di lavoro. Di conseguenza, la Russia era classificata tra paesi come la Liberia, il Gabon, l’Iran, lo Yemen e gli Emirati Arabi Uniti.

Il numero di donne vittime di crimini legati alle violenze domestiche ammontava a 23,5 mila persone nel 2018, il 53% delle quali è stata aggredita dal coniuge. Gli emendamenti alla legge sulla depenalizzazione delle percosse familiari (chiamata anche “legge sculacciata“), adottati nel 2017, hanno portato, paradossalmente, al fatto che le denunce alla polizia hanno smesso di essere contate nelle statistiche in quanto questa depenalizzazione prevede che al primo atto/abuso si debba pagare una semplice ammenda pecuniaria mentre, è solo alla seconda violenza che scatta il “penale”. In parole povere se il marito picchia la moglie, alla prima denuncia può cavarsela con una semplice “multa” mentre sarà solo alla seconda volta che scattano provvedimenti restrittivi.

Secondo alcuni sondaggi, oltre la metà della popolazione non considera la violenza domestica un problema sociale importante, il 9% degli uomini ritiene che a volte sia “utile” colpire una moglie o un figlio, e il 7% ritiene che la violenza domestica sia scusabile si è in un momento di ira. Sulla base di tutto ciò, le donne russe non si sentono al sicuro. Nonostante il fatto che nel luglio di quest’anno, il Comitato investigativo (Comitato investigativo della Russia) abbia aperto un procedimento per la revisione di diversi articoli che trattano di violenza sessuale dopo il caso delle sorelle khachaturyan, ad oggi il verdetto del tribunale rimane ancora il medesimo: omicidio doloso (8-20 anni di reclusione).

Attualmente, le ragazze sono state scagionate in libertà vigilata, non possono usare mezzi di comunicazione, nè vedersi, nè uscire di casa dopo le nove di sera. Ma la popolazione ha iniziato a movimentarsi, il 4 agosto 2019 vi è stata una manifestazione a San Pietroburgo a favore e a sostegno delle sorelle accusate di aver ucciso il padre. All’evento hanno partecipato circa un migliaio di persone. I partecipanti rivendicano la necessità di modificare la legge sulla violenza domestica.

Uno stupratore è sempre responsabile di qualsiasi violenza

Una delle frasi tra i manifesti

Anna Gzhecka, attivista, ha parlato in pubblico durante la manifestazione dichiarando:

I più vulnerabili sono quelli che sono meno protetti: donne, bambini e persone con disturbi mentali: perché le loro denuncie spesso non vengono ascoltate

Gli oratori hanno affermato che il sistema di law-enforcement continua a incoraggiare i pubblici ministeri a “lavorare per le statistiche“, dunque è più profittevole classificare tali casi di violenza come “omicidi” in modo tale da non “danneggiare” le classifiche di violenze domestiche nel paese. Così in queste situazioni il procuratore e gli investigatori chiudono gli occhi sul background famigliare e sulle possibili violenze domestiche. Così chi viene violentata e torturata deve difendersi da sola in quanto né la società né lo Stato sono pronti a fornire aiuto.

Articolo di Khrystyna Stefanyshyna.


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