Irlanda del Nord: la Brexit sta aggiungendo zavorra alla crisi politica?

Dopo l’incontro tra Boris Johnson e i partiti dell’Irlanda del Nord ci si chiede se, la regione potrà sopravvivere con le proprie forze. Nel frattempo aleggiano vecchi spettri del passato come la “direct rule”.

Mercoledì 31 si è tenuto l’incontro tra il Primo Ministro Boris Johnson e i cinque principali partiti dell’Irlanda del Nord (che si riuniscono nel Palazzo di Stormont, a Belfast); Johnson e Arlene Foster, leader del Partito Unionista Democratico (DUP), si sono anche visti privatamente poiché il Premier ha bisogno del loro supporto in Parlamento.

Johnson sembrava voler sottolineare il suo attaccamento verso la crescita del Paese, non dimenticando l’importanza dell’Accordo del Venerdì Santo, un patto che regola i rapporti tra Irlanda del Nord, Regno Unito e Repubblica d’Irlanda in merito ad argomenti quali sovranità, diritti civili e smilitarizzazione.

Johnson a sinistra e Arlene Foster a destra.

L’incontro tra Johnson e la leader del DUP è stato criticato sia da gruppi politici, sia dalla popolazione che, durante il discorso, ha riunito alcuni protestanti tra cui un gruppo di lavoratori dell’azienda cantieristica navale “Harland and Wolff”.

Boris cannot hide from us – “Boris non si può nascondere da noi”.

L’azienda sopracitata ha affrontato momento difficili: nel 1960 fu nazionalizzata e nel 1989 fu ceduta nuovamente ad un magnate della cantieristica norvegese ma, da allora, le persone impiegate scesero da 35.000 a 3.000 unità. Il governo ha già sostenuto che si tratta di un problema legato alla crisi economica e non strettamente relativo alle politiche adottate ma i sindacati hanno chiesto al Primo Ministro Boris Johnson di nazionalizzare nuovamente l’azienda per salvare i posti di lavoro.

Anche per l’Irlanda del Nord, lo spettro della “no deal Brexit” continua ad essere un problema reale. In breve, se Boris Johnson decidesse di non stringere un accordo entro il 31 ottobre (data stabilita per la conclusione della Brexit) con l’Unione Europea, potrebbe essere necessaria la costruzione di una vera e propria barriera tra Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda.

Le due, infatti, fanno parte della stessa isola ma la prima appartiene al Regno Unito, la seconda è un Paese indipendente, membro dell’Unione Europea

Un altro grande problema è emerso a seguito delle parole di Robin Swann, leader del Partito Unionista dell’Ulster (partito conservatore dell’Irlanda del Nord) che ha accennato alla “Direct Rule”: si attua quando, per motivi politici di varia natura, un governo con potere “imperiale” o accentrato prende il controllo legislativo, esecutivo e amministrativo di un territorio. Questo è avvenuto in passato nei confronti dell’Irlanda nel Nord, ma erano decenni che non si applicava più una politica simile. Il processo trasferirebbe tutti i poteri che precedentemente furono passati dal Regno Unito all’Irlanda del Nord verso il suo legittimo proprietario (includendo sanità, giustizia, trasporti ed educazione). Inoltre, è dal 2017 che i due maggiori partiti, il DUP, di destra, e il Sinn Féin, di sinistra, si sono scontrati duramente, creando una grave crisi politica.

Robin Swann

È chiaro che una situazione politica del genere non sarebbe aiutata dal reinserimento di una barriera al “nuovo” confine con la Repubblica d’Irlanda: ora bisogna vedere se si supererà lo stallo sull’accordo tra UE e Regno Unito.

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