La Brexit potrebbe distruggere l’economia del Galles.

La situazione del settore agricolo in Galles è ad un passo dalla bancarotta: una mossa sbagliata del Premier Boris Johnson potrebbe mettere a rischio più di 14.000 aziende.

Martedì 30 luglio si è tenuto l’incontro tra Boris Johnson e il Primo Ministro del Galles, Mark Drakeford. Ancor prima dell’incontro, Drakeford ha pubblicato un tweet in cui non sembrava particolarmente attratto dalle idee del Primo Ministro con il quale avrebbe avuto modo di discutere a breve.

La Brexit sarà catastrofica per il Galles, metterà in difficoltà i settori agricoli e manifatturieri, con il rischio di compromettere l’integrità del Regno Unito. Il Primo Ministro deve smettere di comportarsi irresponsabilmente verso il nostro Paese

È già stato ripetuto più volte che Johnson non vuole procrastinare la data del 31 ottobre come scadenza della Brexit ma, negli ultimi giorni, ha voluto specificare che coglierà ogni opportunità per riaprire gli accordi con l’Unione Europea, a patto che non si proroghi il termine. La decisione di concludere i rapporti con l’Unione Europea senza un accordo andrebbe a danneggiare le zone rurali del Galles. Prima della visita in Galles, il Primo Ministro britannico ha voluto spendere due parole sull’importanza dell’agricoltura:

Supporterò sempre l’agricoltura e, durante il processo, dobbiamo assicurarci che la Brexit non sia un ostacolo per il settore.

Johnson ha continuato il suo discorso dicendo che, dopo il 31 ottobre, ci saranno nuove opportunità per favorire l’agricoltura britannica, con nuovi e migliori accordi. Ricordiamo che, in Galles, l’agricoltura ha un impatto di 6 miliardi di sterline sull’economia totale, contando 14.000 aziende, 45.000 posti di lavoro e 25.000 agricoltori; tuttavia, solo un’azienda su 10 esporta i propri prodotti all’estero. Inoltre, l’Unione Europea fornisce al Galles sussidi di almeno 300 milioni di sterline all’anno per sostenere l’agricoltura ma il destino del settore è condizionato fortemente dalla condotta di Boris Johnson.

Pare che si stiano già cercando delle soluzioni alternative per evitare la bancarotta del Paese: Alun Cairns, Segretario di Stato del Galles, membro del Partito Conservatore, ha suggerito nuovi mercati globali come il Giappone. Rimane comunque un’opzione da valutare con cura, in quanto si tratta di un mercato poco esplorato dai produttori britannici di carne ovina.

Cairns sa che il Giappone non impone nessun dazio sull’importazione della carne ovina e questo consiste in un grande vantaggio per l’apertura del nuovo mercato. L’unico problema è che questo potrebbe solo essere un accordo di breve termine in quanto il commercio con il Giappone coprirebbe meno del 3% dell’attuale valore di export con l’UE. Ci sarebbe da ponderare anche il mercato cinese ma, in ogni caso, è probabile che nessuna combinazione di mercati possa essere paragonabile all’attuale Unione Europea, che copre il 90% dell’export britannico.

Articolo di Mirco Testa.


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