Earth Overshoot Day: 29 Luglio 2019.

Ieri, 29 Luglio 2019 l’umanità ha ufficialmente consumato più di quanto la terra ha da offrire nell’arco di un anno. L’Italia, presa in disparte, ha varcato questo momento già il 15 maggio, ben 3 mesi fa circa.

L’Earth Overshoot Day (EOD) è un giorno che indicativamente rappresenta il momento in cui l’impronta ecologica umana, che misura lo sfruttamento delle risorse naturali, supera la biocapacità globale, ovvero il naturale ciclo rigenerativo degli ecosistemi del nostro pianeta. Oltre quel giorno si è in Overshoot, ovvero si stanno sfruttando più risorse di quante il pianeta è in grado di fornire; in questo momento sono necessari 1.72 pianeti Terra per soddisfare ai fabbisogni della sola razza umana.

Ogni anno l’EOD accade prima, secondo i dati della Global Footprints Network quest’anno i giorni in overshoot saranno 153, 10 in più dal 2010, quasi il doppio rispetto agli anni ‘80, 15 volte tanto dal 1971 l’anno in cui l’umanità entra formalmente in debito con il pianeta Terra. Dall’analisi su scala nazionale l’associazione produce un National Footprint Accounts, una banca dati riguardante la sostenibilità di 200 paesi in esame, l’Italia, tra questi, ha avuto il suo Earth Overshoot Day il 15 Maggio.

Tali dati sono poi utilizzati, o perlomeno dovrebbero esserlo, in sede governativa al fine di prendere decisioni amministrative ecosostenibili secondo i 17 obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Il 60% della nostra intera impronta ecologica è rappresentato dal mancato assorbimento delle emissioni di di gas “climalteranti” come la CO2 e dallo spazio sottratto egli ecosistemi per le infrastrutture. Le conseguenze del sovrasfruttamento le conosciamo già: desertificazione, perdita di biodiversità, riscaldamento globale, mentre le cause sono da ricercare principalmente nelle abitudini alimentari, nei trasporti e nella pratica dell’ “usa e getta”.

Secondo i dati, infatti, allevamenti intensivi e importazioni estere, che in Italia vengono rappresentate da grandi quantità di cereali, contribuiscono ad uno spreco alimentare tale da portare l’impronta ecologica pro-capite del cittadino italiano medio a 4.3 ettari di Terra per il suo solo sostentamento annuale.

Ridurre gli sprechi, favorire l’agricoltura locale e preferirla alla estera mangiando ad esempio frutta di stagione, ridurre i consumi di carne, preferire i trasporti pubblici o a basso impatto ambientale, incentivare l’utilizzo di materiali riutilizzabili e investire in ricerca e sviluppo di tecnologie per trasporti più ecofriendly e forme di energia alternative sono solo pochi esempi di come si possa incentivare l’ecosostenibilità e ridurre l’impatto ambientale.   

Articolo di Alberto Vagnoni.


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