Il Regno “Unito”, di nome ma non di fatto.

La vicenda della Brexit sta complicando la vita a tutti i soggetti coinvolti: rivendicare indipendenza sembra sia diventato all’ordine del giorno e questo sta preoccupando tutti.

Si preannunciano mesi da incubo per l’amministrazione politica del Regno Unito, minacciata da instabilità e conflitti di interessi. Michael Gove, nominato Cancelliere del Ducato di Lancaster dal Premier Boris Johnson, (ricordiamo che il Cancelliere si occupa di suggerire al Primo Ministro strategie per lo sviluppo e l’implementazione di politiche governative) ha confermato che:

Il governo sta operando con il presupposto di un’uscita senza accordo dall’Unione Europea (no deal)”.  […] Il no deal è diventato una prospettiva reale

Michael Gove

Ora, dunque, Gove e molti altri sperano che l’Unione Europea possa riaprirsi per arrivare ad un nuovo accordo ma il compito che Johnson ha affidato al Cancelliere è ben preciso e servirà lavorare senza questa speranza.

La questione della Brexit è ancora più complicata se si pensa al problema del confine irlandese: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea renderebbe il confine tra Irlanda e Regno Unito una divisione sostanziale, che richiede controlli al passaggio di persone e merci. Il referendum del 23 giugno 2016 aveva riunito tutti i partiti per evitare la creazione di un “hard border”, risparmiando complicazioni e burocrazia inutili ma ora che l’uscita senza un accordo sta diventando reale, le carte in tavola potrebbero cambiare. Inoltre, il governo irlandese insiste sul mantenimento di un’area senza confini in quanto elemento essenziale del Good Friday Agreement (Accordo del Venerdì Santo, che riassume i principi di sovranità e gestisce l’amministrazione dei diritti civili, nonché della smilitarizzazione dei territori).

Tuttavia sono molti i ministri all’interno del Parlamento che stanno provando a riunirsi per dissuadere Boris Johnson,  tra cui Joanne Swinson, leader dei Liberal Democratici e Jeremy Corbin, leader del Partito Laburista. In Scozia c’è anche la forte opposizione di Ruth Davidson, leader del Partito Conservatore Scozzese. La Davidson sostiene che, quando nel 2016 si discuteva della Brexit, nessuno aveva mai accennato ad una manovra così azzardata da poter compromettere gli scambi economici che intercorrono tra Unione Europea e Regno Unito. L’unico argomento su cui Johnson e Davidson hanno un’intesa è in merito all’avversione verso la campagna di Nicola Sturgeon (premier scozzese) che vuole rivendicare ad ogni costo l’indipendenza dal Regno Unito.

Ruth Davidson

Come ultimo pezzo di questo puzzle, Mick Antoniw, esponente del Partito Laburista del Galles ha affermato che non è impossibile l’eventualità di un Galles indipendente dal Regno Unito. Questa idea è comprensibile in seguito alla marcia di almeno 5000 persone avvenuta sabato 27 presso Caernarfon (Galles nord-occidentale) ma il Primo Ministro, Mark Drakeford, ha detto che non crede che i voti sarebbero a favore dell’uscita dal Regno Unito anche se sarebbe interessante sapere l’opinione della popolazione.

Articolo di Mirco Testa.


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...