Elezioni presidenziali: nuovamente il “meno peggio”?

Nel 2020 ci saranno le nuove elezioni presidenziali per gli Stati Uniti d’America, ma un recente studio rivela che potrebbe essere ancora una volta una scelta del “minore dei mali” tra i candidati delle due forze politiche.

Dato lo scarso valore d’approvazione ottenuto durante il suo primo mandato (inferiore al 50%), Donald Trump dovrebbe sperare che, per vincere le elezioni 2020, anche i suoi avversari politici siano impopolari, proprio come successo nel 2016 con Hillary Clinton. A dare sostegno alle speranze del Presidente Trump c’è una nuova indagine condotta dal Marist College su 1336 adulti (margine d’errore ±3.5%): solo il 43% dei votanti ha definito le idee del partito democratico (avversario dei repubblicani, di cui fa le veci l’attuale presidente) come positive, mentre il 48% le ha definite generalmente negative; un gap di 5 punti percentuali che ricorda quello tra chi approva Donald Trump (44%) e chi non lo approva (52%).

La ricerca è stata condotta tra il 15 e il 17 Luglio, proprio dopo lo scandalo dei tweet sessisti e razzisti di Trump: gli sono costati quasi il 10% dell’approvazione del suo governo (dal 44% al 35%): adesso, il 53% degli elettori non rivoterebbe Donald Trump. Nonostante la popolarità del Presidente in discesa, i democratici non sembrano poter riuscire a convincere gli indecisi perché non hanno, al momento, promesse politiche popolari tra i cittadini; in particolar modo in merito a sanità ed immigrazione.

Di fatti, tutti i candidati principali dei Democrats (oltre al ex Vice Presidente Joe Biden) hanno sostenuto la nazionalizzazione completa del sistema sanitario, in modo che tutti i cittadini ne possano beneficiare. Sfortunatamente, solo il 40% dei votanti approva questa manovra, contro il 55%. Al contrario, la possibilità di poter scegliere tra strutture private o nazionali sembra essere più gradita agli elettori, che però, dovendo scegliere solo tra privati contro pubblici, si ritroverebbero a dover decidere per “il minore dei mali”.

Joe Biden

A discapito delle idee progressiste dei democratici, Trump sembra convincere più della metà degli americani per quanto riguarda la politica economica: il 52% lo approva e ben il 64% considera l’economia attuale “buona”. Per quanto i Democratici sembrano lontani dai Repubblicani di Trump, sembra che siano molti i punti di forza dei primi a tentare gli elettori:

  • Il controllo del background e dell’identità degli acquirenti di armi
  • L’opzione della sanità pubblica
  • I prezzi delle medicine regolati dalla legge
  • Un modo per ottenere la cittadinanza per gli immigrati, anche irregolari
  • Investimenti “green
  • Più tasse per ricchi, in particolare per chi supera il milione di reddito
  • Legalizzazione della cannabis
  • Divieto di vendita di armi d’assalto
  • Stipendio minimo a 15 dollari all’ora

Al contrario, convincono meno le posizioni ampiamente di sinistra:

  • Reddito di base a 1000 dollari al mese
  • Risarcimenti per schiavitù
  • Decriminalizzazione dell’attraversamento illegale dei confini
  • Sanità gratuita per gli immigrati
  • Rimozione della pena di morte
  • Sanità completamente nazionale
  • Rientro negli accordi climatici di Parigi
  • Tasse sui combustibili fossili
  • Istruzione universitaria gratuita

In particolare, è a livello di immigrazione che i votanti si trovano indecisi: la maggioranza non vuole il muro al confine con il Messico, ma non vogliono nemmeno offrire sanità agli immigrati. Una divisione, quella sull’immigrazione, che fece cambiare partito ai votanti indecisi nel 2016, alla fine del mandato Obama, reduce anche delle critiche al sistema sanitario Obamacare che Trump ha provato a rimuovere, senza grandi risultati.

Insomma, una situazione politica poco allettante da entrambi i lati, dove gli indecisi giocheranno un ruolo fondamentale, e dove le speranze dell’attuale presidente non sono ancora totalmente esaurite.

Articolo di Aneet Kaloty.


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