Come il Parlamento inglese affronterà il fenomeno “Boris Johnson”?

Il futuro del parlamento britannico è molto incerto con ardue decisioni da prendere e poco tempo a disposizione in virtù della Brexit: l’uscita si verificherà oppure dovremo attendere nuove elezioni?

Il lungo processo di distacco politico dall’Unione Europea ha fatto molta pressione sui leader politici inglesi che ora puntano sulla spinta del nuovo premier Boris Johnson. Il primo ministro britannico sarebbe disposto ad attuare il cosiddetto “no-deal“, che consiste in una manovra immediata, senza nessun accordo con l’UE. Molti Conservatori, di cui Johnson è leader, non hanno condiviso questa sua decisione. L’impatto di queste elezioni è stato enorme all’interno del Parlamento: il Ministro delle finanze Philip Hammond (conservatore) ha rilasciato un’intervista dove non ha usato mezzi termini per descrivere il suo rapporto con Boris Johnson:

Non sarò in grado di operare con un governo che porta avanti la politica di distacco dall’Unione Europea senza un accordo

Philip Hammond

Entro il 31 ottobre, secondo Johnson, la Brexit sarà conclusa ma è proprio qui che interviene la figura di Nigel Farage, leader del “Brexit Party”. Il politico britannico ha proposto un “patto elettorale” al primo ministro che, secondo Farage, dovrà convocare nuove elezioni nel caso in cui decidesse di attuare la manovra dell’uscita no-deal perché non disporrà della maggioranza in parlamento per approvare la manovra. In sostanza si tratterebbe di un accordo di mutua collaborazione in cui i due partiti, conservatori e brexiters, accetterebbero di non ostacolarsi, anzi di sostenersi durante la campagna elettorale (un metodo sarebbe quello di spartirsi i collegi elettorali in modo tale da aumentare le probabilità di elezione dei singoli candidati). Tuttavia, Nigel Farage ha già preso le distanze con il leader dei conservatori dichiarando che, sebbene sia disposto al patto, “non crede nemmeno ad una parola” di ciò che dicono i conservatori” (ossia rimane dubbioso che veramente i Tory vorranno attuare il “no-deal”).

Nigel Farage.

In ogni caso, sebbene lo scetticismo, un accordo tra i due partiti potrebbe essere sconvolgente per l’intera Europa, in quanto andrebbero a raccogliere la maggior parte dei voti euroscettici britannici. Johnson, però, aveva già confermato che il partito conservatore non avrebbe fatto accordi di questo tipo con altri partiti.

Il partito Laburista all’opposizione, che vede Jeremy Corbyn come leader, sostiene che il Primo Ministro non potrà contare sulla loro fiducia in quanto la scarsa quantità di elettori (ricordiamo che è Primo Ministro in quanto vincitore delle “primarie” dei conservatori ed ha ottenuto l’incarico dopo le dimissioni della precedente premier Theresa May– per chiarirci un “Matteo Renzi” inglese) lo rende rappresentante di meno dell’1% della popolazione totale. Il popolo, come i membri del Parlamento, sembra essere spaccato in due: chi crede che Boris Johnson sarà un salvatore e chi
crede che il disastro politico è ormai assicurato.

Articolo di Mirco Testa.

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