Boris Johnson sarà Premier.

Come un fulmine a ciel sereno, ieri sono arrivati i risultati delle primarie del partito Conservatore inglese. Boris Johnson ha stra vinto su Jeremy Hunt, questa è una giornata buia per l’Europa.

Non è solo l’aspetto fisico a ricordare Donald Trump, il Presidente americano, per molti cittadini inglesi Boris Johnson ne è la perfetta copia. Avendo vinto le primarie dei Tory (conservatori inglesi), Boris Johnson succederà di diritto alla guida del governo al posto dell’attuale Theresa May.

Meno tasse per i ricchi” (tra cui l’abolizione della “tassa sui peccati”, ovvero sugli alcolici) è stata la sua prima dichiarazione e, “dalla parte dei capitalisti il suo schieramento.

Il successo contro il suo principale avversario, Jeremy Hunt, è stato schiacciante: 92.153 contro 46.656 voti.

Statunitense, cinquantacinquenne, Boris Johnson è particolarmente in buoni rapporti con il presidente americano Donald Trump, che ha già espresso le sue congratulazioni per la nuova carica. E’ stato due volte sindaco di Londra e nel 2016 ha subito appoggiato l’idea del referendum “Brexit” del compagno di partito David Cameron.

Nel suo discorso inaugurale Boris Johnson ha espresso la convinzione che le migliori personalità del paese negli scorsi 200 anni sono emerse all’intero del partito conservatore il quale è stato capace di trovare un equilibrio tra due passioni entrambe giuste e “nobili” allo stesso modo: la ricerca del successo per sé e per la propria famiglia e la volontà di dare questa possibilità a tutti (welfare). Oggi nuovamente il governo inglese deve compensare nuovamente due “gruppi di istinti”: il desiderio di amicizia, libero commercio, mutua sicurezza etc. verso l’UE e l’altro, ugualmente nobile, equo e corretto, di rispettare la democrazia nel paese (Brexit). Alcuni, secondo Boris, credono che questi due desideri non si possano riconciliare tuttavia egli afferma che si tratta di un’opera possibile che il popolo ha richiesto. Così, Boris Johnson ha già dichiarato di voler lavorare “coi piedi per terra” affinché la Brexit possa concludersi definitivamente il 31 ottobre 2019, oltre a voler implementare i servizi di istruzione e sicurezza con il dispiegamento di forze di polizia.

In molti però non credono alle sue parole visto il suo curriculum di “bugiardo professionale” per il quale è stato licenziato sia dalla BBC che dal The Times, oltre ad esser stato richiamato dal Telegraph per le dichiarazioni false proprio sulla Brexit.

Una politica, quella di Boris, che non fece impazzire nemmeno i londinesi quando ne era sindaco, dopo aver sperperato il denaro pubblico in opere di vanità personale e aver rotto gran parte delle promesse elettorali.

La vittoria di Boris come 77° Primo Ministro ha scatenato anche la reazione dei partiti verdi, i Green, che non si esimono dagli attacchi e, particolarmente in Scozia, richiedono la secessione per poter restare in Europa. La quale però rivendica la necessità che sia l’Inghilterra a decidere se restare o scegliere per il “leave”.

Seppur le aspre critiche, una nota positiva arriva proprio dal suo sfidante, Jeremy Hunt che si è così espresso in un intervista a “The Guardian”:

Sono felice per la nazione che Boris diventerà primo ministro, penso che sarà un buon primo ministro. Lui ha ottimismo, entusiasmo, sa mettere il sorriso alle persone ed ha una totale fiducia nelle capacità della nostra grande nazione. Questa è una qualità di cui necessitiamo siccome abbiamo diverse sfide da affrontare.

Non ci resta che vedere come si evolverà la situazione consapevoli che oggi, più che ieri, l’Inghilterra si appresterà ad attuare definitivamente la Brexit.

Articolo di Aneet Kaloty

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