Russia: pericolo di un conflitto in Europa?

Recentemente è stato diffuso un paper nel quale si dichiarava la possibilità di un conflitto generalizzato in Europa per via dell’espansionismo russo dopo il ritiro del paese dal trattato INF. Per molti esperti però, si tratterebbe di una esagerazione.

L’ex vice segretario generale della NATO, Heinrich Brauss ed il direttore dell’Istituto per la politica di sicurezza, Joachim Krause hanno pubblicato un rapporto che descrive le possibili azioni future della Russia verso i paesi dell’Unione europea. E questo scenario si basava sul ritiro della Russia dalla partecipazione al Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF). L’INF è considerato uno degli accordi più importanti della politica del disarmo. Venne stipulato 32 anni fa ma, dopo l’annuncio del ritiro degli Stati Uniti da parte di Donald Trump in data 1° agosto 2019, il giorno successivo la Russia si è anch’essa ufficialmente ritirata.

Firma dell’INF da parte di Reagan e Gorbačëv.

Gli autori che hanno pubblicato il rapporto ritengono che la Russia si stia preparando per delle guerre in Europa, e che “voglia ricorrere anche all’aiuto della deterrenza nucleare“. L’obiettivo principale per Putin sarebbe quello di risolvere una volta per tutte le questioni geopolitiche in sospeso nel Vecchio continente.

Questo rapporto è stato commentato da Harald Cuyat, ex capo del Comitato militare della NATO. Egli lo avrebbe definito:

Unilaterale, incompetente ed insostenibile sotto qualsiasi punto di vista razionale

Cuyat ha tuttavia dichiarato che la revoca di questo trattato crea problemi alla NATO, interrogativa senza ancora delle soluzioni. Tuttavia, l’ipotesi stessa di un attacco della Russia a un paese NATO è considerata una previsione assurda. Dopotutto, se si verifica una situazione del genere, la Russia rischia un conflitto non solo con il paese, ma con l’intera alleanza. L’esperto crede anche che, in termini militari, la Russia è già in grado di occupare con la forza i paesi baltici, e per questo non avrebbe bisogno di dover ricorrere ad un costoso programma di armamenti. Inoltre, i membri del governo russo si sono resi conto che per gli alleati europei non esiste più esteso una estesa deterrenza nucleare negli Stati Uniti.

L’esperto ritiene che il riarmo russo possa solo essere visto nella prospettiva di un bilanciamento di forze con gli avversari occidentali che, dopo tutto, non hanno fatto nulla per preservare il trattato INF, che era “indispensabile” per la sicurezza del continente.

Maxim Starchak, ricercatore presso il Centro per la politica internazionale e la difesa dell’Università del Queens, ha analizzato il rapporto ed avrebbe così risposto:

Non posso dire che l’analisi di Krause e Brauss apra i suoi occhi su qualcosa. È più probabile che questo rapporto spaventi solo i politici occidentali, piuttosto che i militari, che già conoscono i loro avversari russi. La mia analisi conduce alla conclusione che il ruolo delle armi nucleari nella politica russa post-2014 è leggermente aumentato, ma non in maniera esponenziale. Ciò è in gran parte dovuto all’emergere di nuove e più recenti armi nucleari che devono essere testate ma non per il desiderio politico di intimidire l’Occidente.

Alexander Golts, giornalista esperto di relazioni militari ha dichiarato:

La NATO supera la Russia sotto tutti gli aspetti: nel numero di truppe, nella qualità delle armi, nel potere economico e nella capacità di fabbricazione di armi. Non penso che questa sia una descrizione affidabile e verosimile della strategia russa. Per quanto riguarda limitati conflitti geopolitici in Europa, non penso che la Russia voglia rischiare in una escalation. Teoricamente, tale pericolo è apparso nel 2014-2015. La Russia, ovviamente, non avrebbe mai voluto attaccare la NATO, ma aveva comunque il desiderio di ristabilire la sua influenza in alcune zone dell’Europa orientale.

Alexander Golts

Traduzione, articolo di Khrystyna Stefanyshyna.

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