BREXIT: La volta di Jeremy Corbyn, “Sì ad un secondo referendum”.

Jeremy Corbyn lancia quella che potrebbe essere una svolta sulla Brexit: il leader dell’opposizione britannica ha deciso di sfidare il futuro leader dei Tory schierando ufficialmente il Labour a favore di un secondo referendum e per il Remain.

Dopo tante delusioni e consensi elettorali perduti, la clamorosa svolta del leader del Labour Party –  Jeremy Corbyn – è arrivata. In una lettera ai membri del partito laburista, Corbyn ha apertamente sfidato il prossimo premier Tory chiamando in campo un ‘referendum-bis’ sul nuovo accordo che sarà stipulato con l’Unione Europea o eventualmente sul “no deal”. Come lui stesso dichiara nella lettera diretta ai membri del partito:

Chiunque diventerà primo ministro, deve avere la fiducia di tornare dal popolo e sottoporre a un voto pubblico il suo accordo o un “no deal

Nella stessa missiva, Corbyn chiarisce poi la posizione del partito nel caso vi sia una campagna referendaria, aggiungendo:

In questo caso voglio rendere chiaro che il Labour farà campagna per il Remain contro qualunque accordo Tory che non protegga l’economia e i posti di lavoro

Jeremy Corbyn, leader del Labour Party.

Si tratta senza dubbio del più significativo passo compiuto dal partito nella direzione di schierarsi contro la Brexit. Tuttavia rimangono delle forti ambiguità. Fino ad oggi il principale partito d’opposizione ha tentato di tenere assieme le sue due anime, quella pro e quella anti europea. Ciò è dovuto al fatto che se da un lato la maggioranza della base e dei militanti del partito è contraria alla Brexit, dall’altro, una cospicua parte, situata specialmente nelle zone operaie del Nord, ha votato in favore dell’uscita dall’UE. In aggiunta, lo stesso leader Corbyn non si è mai sbilanciato in un’aperta difesa dell’appartenenza all’Unione Europea.

Alla presa di posizione di Corbyn non si sono fatti attendere gli scetticismi degli altri partiti di opposizione, primi fra tutti i Liberal-Democratici che attraverso il loro portavoce, Tom Brake, hanno denunciato che il Labour:

E’ ancora il partito della Brexit”. Aggiungendo poi: “E’ inoltre chiaro che il suo intento è ancora di negoziare un accordo dannoso di uscita, se otterrà le chiavi per il N10 di Downing Street”.

Tom Brake

Il deputato Chris Leslie, dell’Independent Group for Change, uscito dal Labour quest’anno, ha rincarato la dose:

Corbyn ha confermato che se voti Labour, otterrai la Brexit; il suo impegno contro la Brexit è solo se i conservatori sono al governo, ma non è abbastanza

In effetti, la posizione lungamente ambigua del Labour su tale tema è costata una grave emorragia di voti alle ultime elezioni europee, dove tanti loro sostenitori sono migrati verso i liberal-democratici, feroci oppositori della Brexit.

Dunque Corbyn è finito sotto la pressione dell’interno del partito affinché sposasse una linea più apertamente filo-europea: e così si spiega l’annuncio. Ciò nonostante, non è detto che trasformare il Labour nel partito anti-Brexit sia davvero una mossa vincente sul piano elettorale.

Articolo di Alessio Lombini.

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