Libia, centro migranti distrutto da un bombardamento aereo: centinaia di vittime.

Per gli inviati Onu si tratta di un crimine di guerra, ordinato dal generale Khalifa Haftar

Nella giornata di ieri il mondo è stato di nuovo triste testimone della crudeltà umana. Un attacco aereo ha letteralmente raso al suolo un centro di raccoglimento dei migranti, causando un numero ancora indefinito di morti e feriti (si stima un centinaio). La notizia è stata confermata da un comunicato del governo guidato dal primo ministro Fayez al Serraj, riconosciuto dall’ONU, che attualmente controlla Tripoli.

Il generale Khalifa Belqasim Haftar

Il governo di Serraj ha immediatamente incolpato il generale Khalifa Haftar e le sue forze armate, che controllano quasi tutta la Libia e che ormai stanno preparando un attacco per impossessarsi anche di Tripoli. Nel comunicato diffuso del governo viene evidenziato come l’attacco sia stato “preciso” e “premeditato”, escludendo quindi un possibile errore di bersaglio.

Mentre le famiglie piangono ed il mondo resta inorridito, gli stati della comunità internazionale nemmeno prendono posizione. Gli Stati Uniti non si sono ancora espressi  sulla situazione, aspettando una linea guida di Washington. Anche dal Regno Unito arrivano delle timide richieste su un ipotetico ritorno al dialogo, ma nessuna accusa o intervento su questo attacco. E ovviamente non si esprime nemmeno la Francia, che supporta il generale Haftar.

Sulla questione è intervenuto il ministro dell’interno Matteo Salvini, che lunedì scorso aveva incontrato riservatamente a Milano il presidente Serraj, e che ha dichiarato:

Haftar ha la responsabilità di un attacco criminale, mi auguro non ci sia più nessuno, e non cito i francesi, che per interesse economico e commerciale bombardi obiettivi civili

Il vice-premier ha poi aggiunto

Se la comunità internazionale non interviene adesso che è stato colpito un obiettivo civile, cosa altro devono aspettare?”

La Libia si ritrova dunque in una situazione di caos completo, con una fortissima crisi economica e una guerra civile in atto. In un paese ormai logoro e distrutto tutto il mondo esprime la propria vicinanza alle vittime, ma nessuno fa nulla quasi come se il destino della Libia fosse ormai segnato. Che il paese possa aggiungersi, in futuro, alla lista dei cosiddetti “Stati falliti?”.

Articolo di Manuele Duraccio.

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