Continuano le controversie sulla costruzione del Nord Stream 2

Non si fermano lavori i per la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 che andrebbe a raddoppiare la quantità di gas naturale proveniente dalla Russia e destinato all’Europa. Quest’ultimo dovrà passare per il Mar Baltico, affiancando così il primo Nord Stream, costruito nel 2012.

Il percorso del “vecchio” Nord Stream”, il NS2 passerà proprio a lato di quest’ultimo.

Ancora una volta è il colosso energetico russo “Gazpromad essere il finanziatore di maggioranza della costruzione. La compagnia è stata anche l’investitore principale del Nord Stream.

Il Nord Stream 2, la cui costruzione è iniziata nel maggio del 2018,  avrebbe dovuto correre per tutti i suoi 1230 km a ridosso dell’altro gasdotto già esistente. Per via della ferma opposizione da parte del governo Danese (iniziata ben due anni fa) gli ingegneri hanno dovuto pensare di cambiare rotta. Infatti, a circa due anni dalla richiesta di permesso verso Copenaghen per poter costruire le condutture in acque territoriali danesi, Gazprom non aveva ricevuto una risposta affermativa. Così Nord Stream 2 AG, la compagnia incaricata di costruire l’imponente gasdotto (una controllata di Gazprom), ha interrotto definitivamente le trattative.

Così, dopo mesi di stallo da parte del governo danese, la Nord Stream 2 AG ha dichiarato che non poserà i tubi a Sud-Est dell’Isola Danese di Bornholm, situata tra Svezia e Polonia, come invece era stato pianificato nel progetto iniziale del 2017.

La compagnia russa ha infatti dichiarato all’agenzia danese per l’energia, Energistyrelsen, che non continuerà con il suo progetto iniziale e ha già provveduto a fornire due percorsi alternativi, sempre all’interno della zona di esclusione economica danese, ma questa volta al di fuori delle sue acque territoriali.

“Ci è sembrata la giusta decisione da prendere dato che da due anni abbiamo fatto questa richiesta al governo danese senza ricevere nessuna risposta”

Ha ammesso Matthias Warnig, il capo esecutivo del Nord Stream 2.

Una mossa che va in contro anche alle esigenze degli investitori, ai quali è stata promessa la costruzione di questa imponente opera lunga 1,230km entro la metà del 2020.

Il costo di tale progetto si aggira attorno ai 9.5 miliardi di euro, finanziata per metà dal gigante Gazprom e per la restante metà da 5 investitori Europei: la Olandese Shell, l’Austriaca OMV, la Francese Engie e infine le due compagnie Tedesche Uniper e Wintershall Dea. Una volta completato, il gasdotto porterebbe 55 miliardi metri cubi di gas all’anno in Europa per fornire copertura a 26 milioni di utenze.

Strenuo oppositore anche il Governo Statunitense, tanto che il Presidente Americano Donald Trump, nel Giugno di quest’anno, aveva minacciato di imporre ingenti sanzioni contro il Nord Stream 2 ed i suoi investitori.

Articolo di: Federico Bravi.

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