La Sea-Watch 3 è entrata in acque territoriali italiane

La Sea-Watch 3 è entrata in acque territoriali italiane, dopo una estenuante attesa di 14 giorni. Carola Rackete, capitano della nave, ha dichiarato:

Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo.

Carola Rackete, qualche ora fa.

L’imbarcazione ha infatti più volte navigato attorno alle acque territoriali esclusive dell’Italia ma Matteo Salvini, in virtù del decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53 (Decreto Sicurezza bis), aveva negato l’autorizzazione allo sbarco. Secondo il vice-premier italiano, i migranti salvati in mare non sono dei veri naufraghi ma bensì: “sono persone che pagano 3000 dollari. Soldi che gli scafisti poi usano per comprare armi e droga. In italia non arrivano” (Cfr. qui)

Salvini a Rai 3 mima 3000 dollari.

Il Decreto Sicurezza Bis è stato approvato il 14 giugno 2019 e prevede che il Ministro dell’interno, in concerto con il Ministro dei trasporti e delle infrastrutture, possa negare lo sbarco alle imbarcazioni (ad eccezione del naviglio militare o governativo) per motivi di ordine e sicurezza pubblica.

Intanto dall’opposizione, Paolo Gentiloni, attuale Presidente del Partito Democratico e membro della camera dei deputati, ha dichiarato: “Mi vergogno di un governo che fa propaganda sulla pelle di 42 profughi. Non c’è alcuna emergenza, solo un comportamento indegno di un grande paese come l’Italia“. Lo stesso sindaco di Lampedusa, Totò Martello, ha rilasciato una intervista presso “The Huffington Post” nella quale si dichiara pronto ad accogliere i naufraghi. Secondo il sindaco il Decreto Sicurezza Bis è solo uno strumento di propaganda politica che il leader della Lega avrebbe progettato per colpire le ONG straniere. Inoltre Totò Martello sottolinea come gli sbarchi a Lampedusa non si siano mai interrotti nel corso di questi giorni e che l’unica differenza, in questo caso, è che si tratta di una nave di una organizzazione non governativa.

Totò Martello, sindaco di Lampedusa.

Matteo Salvini si è però difeso dalle accuse dell’opposizione ed ha dichiarato che la Sea-Watch potrebbe sbarcare in Tunisia (il porto “più vicino”) o, addirittura, in Olanda (la nazione di cui batte bandiera).

In Tunisia c’è la guerra? No. La SeaWatch vada lì, mica è una nave da crociera! Se prendi immigrati a bordo vai nel porto più vicino, non in Italia a spese degli Italiani solo perché è una destinazione “apprezzata”. Con me non funziona più così.

Matteo Salvini a Rai 3.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM-ONU) ha però più volte dichiarato come né i porti della Libia, né quelli della Tunisia siano dei “porti sicuri”.

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