Il ban di Trump a Huawei

Il 19 agosto 2019 entrerà in vigore il ban degli Stati Uniti sulla vendita di componenti hi-tech alla multinazionale cinese Huawei. Il colosso delle telecomunicazioni non si è dato per vinto e da qualche settimana ha fatto circolare dichiarazioni in merito al progetto di un sistema operativo proprietario dal nome “Hongmeng OS” (H-OS) che sarebbe in sviluppo dal lontano 2012. Se da un lato la misura voluta da Donald J. Trump ha sicuramente costretto Huawei a rivedere al ribasso i ricavi nel breve-medio periodo (si parla di perdite per 30 miliardi di dollari nel biennio 2019-2020), dall’altro anche le stesse compagnie americane ne sono state danneggiate; durante lo scorso anno Huawei avrebbe investito circa 11 miliardi di dollari nell’acquisto di componenti dalle maggiori aziende del paese.

La multinazionale sembrerebbe già stare programmando delle ritorsioni commerciali. Nelle ultime ore infatti diverse altre aziende cinesi produttrici di smartphone hanno dichiarato di stare testando il sistema operativo H-OS. Le unità in test sarebbero circa 1 milione, distribuite almeno in parte anche ad altre compagnie del settore – come Oppo e Xiaomi-. Inoltre, secondo alcune voci, H-OS potrebbe essere fino al 60% più veloce di Android. Le informazioni devono ancora essere accertate ma, se corrispondessero al vero, il ban di Trump potrebbe finire per danneggiare più la parte americana che quella cinese.

I risultati sulla vendita di smartphone nel Q1 2019 mostravano infatti come il market share di Huawei fosse del 19% che, sommato a quello di Xiaomi (circa 8.9%) ed Oppo (8.7%), rappresenterebbe più di un terzo del totale. Cosa succederebbe dunque a Google se una parte di questi dispositivi venisse in futuro prodotta con un sistema operativo diverso da Android? Questa pratica di sostituzione delle importazioni non sarebbe una novità e rappresenterebbe sicuramente un ulteriore fattore di spinta ed innovazione in un settore, come quello degli smartphone, che da fin troppi anni è in ristagno. Sicuramente la vicenda è un chiaro esempio di come spesso diktat politici finisco per creare una situazione di inefficienza nel mercato. La possibilità che, alla conclusione della disputa commerciale tra Huawei ed il Governo degli Stati Uniti, nessuno ci abbia guadagnato è sempre più una chiara realtà.

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